Affetti imperfetti e luci che non si spengono: teatro che tocca l’anima al Tram di Napoli
Dal 10 al 18 gennaio il teatro Tram di Napoli ha accolto “Lucciole”, scritto diretto ed interpretato da Martina Zaccaro, che ha curato anche il disegno luci e lo spazio scenico, in scena con Roberta Misticone e Titti Nuzzolese.
Lucciole è un piccolo gioiello luminoso che va dritto al cuore del pubblico. Un testo intimo, delicato ma potente, un tema profondo affrontato con sensibilità. Titta, Roberta Misticone, è la madre di Stella/Martina Zaccaro, una ragazza speciale che riempie l’esistenza di Titta di doveri e amore, di luce e monotonia.
Una quotidianità densa, sofferta, spesso pesante tanto da sognare, ad occhi aperti, una routine diversa, “normale” fatta di piccole incomprensioni quotidiane, battibecchi sulla gestione domestica, affetto elemosinato, ma anche fatta di desideri, compleanni e improvvisate feste danzanti casalinghe.
Siamo nella casa di Titta, tra disordine e qualche bottiglia di conforto, tra tendine di perline e tacchi altissimi. Quella di Titta è una vita fatta di rinunce e rivalsa, di una forza che spesso manca, intermittente come una lampadina guasta, tentativi giornalieri di affrontare al meglio i problemi e i demoni interiori.
Stella, Martina Zaccaro, è la figlia che, a 14 anni, le ha cambiato la vita, la figlia per cui rimboccarsi le maniche dopo esser stata ripudiata. Stella è la luce che tiene la madre salda alla vita, quella vita che in parte le è stata negata, ma che continua a brillare solo per la figlia.
Stella vive in un mondo fatto di affetto e fantasia, in una realtà edulcorata sulla reale vita della madre, una ragazza che crede e spera nelle lucciole, in quelle piccole ed intense luminosità di cui è fatta anche la sua vita.
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Amelia, Titti Nuzzolese, è la zia di Stella. Devota, ferma, irreprensibile.
La sorella di Titta con la vita perfetta, inquadrata in una famiglia normale: marito, figli e preghiere serali. Devota, amorevole, precisa nel suo ruolo di zia attenta e sorella presente. Giudicante, talvolta, ma un collante tra la vita sgangherata di Titta e le necessità di Stella.
Due sorelle, uno stesso cordone dai poli opposti. Chi dalla vita ha avuto tutto, presenza familiare, un nucleo stabile chi si è sfamata di briciole e difficoltà. Chi cerca di aiutare sempre, per affetto e devozione, chi ripudia questo aiuto per stanchezza e rabbia verso la vita.
Come si può accettare che la sorella si lasci così andare alla vita, senza reagire? Come si ingoia il magone di provare invidia verso la vita perfetta di tua sorella? Le risposte sono nella luce di Stella, il loro collante. Il punto di incontro dei loro conflitti, la livella delle loro vite. La realtà, in tutta la sua crudezza, brilla e consola molto di più dei sogni ad occhi aperti.
L’amore può superare qualsiasi desiderio inespresso, una risata sincera di Stella è ciò che mette tutto in ordine. “Lucciole” è una carezza al cuore mentre scuote i sentimenti, arriva a strati come una torta con cui esprimere un desiderio. Ha molteplici aspetti e chiavi di lettura, ognuno può leggere ed immedesimarsi nella loro storia e trovare un po’ della propria vita.
Lo spettacolo ha con sé, ancora, una grande forza : Martina Zaccaro, Roberta Misticone e Titti Nuzzolese, ognuna di loro è perfetta nelle tante sfaccettature del personaggio interpretato; appassionate, coinvolte emotivamente fino alle lacrime. La loro intesa è tangibile, intensa, vera. Coinvolgono e fanno emozionare, ridere, riflettere. I minuti di applausi e le lacrime del pubblico sono la conferma del prezioso lavoro fatto. Lucciole merita di battere, senza intermittenze, ancora a lungo, di portare luce e delicatezza su tutti i palchi possibili.
Ilenia Borrelli