Ernesto Lama, con Annibale Ruccello e la sua Jennifer, alle Terme Stufe di Nerone

 

 

In scena, una donna, immaginata, sognata, desiderata, esser donna, come per esser tutto. La sua casa, i suoi oggetti, le sue abitudini. Il contesto, ipotetico, netto, quasi pittoresco nei dettagli. “Le cinque rose di Jennifer”, di Annibale Ruccello, in scena alle Terme Stufe di Nerone di Bacoli, nel corso della rassegna “Teatro alla Deriva”, diretto da Peppe Miale, con Ernesto Lama ed Elisabetta D’Acunzo, incanta ed interroga. I tempi, gli attimi, di una giornata, apparentemente “qualsiasi”, di Jennifer, un travestito dall’intensa vita sentimentale, alla ricerca del grande amore, perennemente ferito da ciò che probabilmente non arriverà mai. Miale rilegge in parte, il testo di Ruccello, consegnandoci un protagonista, dal devastante impatto emotivo. Ernesto Lama, strappa applausi e riflessioni, commuove e fa sorridere, è l’animo smarrito di Jennifer, ed il suo istinto più autentico. La regia, scruta ogni attimo di quello che potrebbe essere un frammento, qualunque, di vita, di Jennifer. Tra illusori preparativi e struggenti melodie. Autentica, opportuna, assolutamente rilevante, l’interpretazione di Elisabetta D’Acunzo, capace di delineare con autorevole garbo il sottile equilibrio che a tratti, il suo personaggio sempre donare a Jennifer. Due esistenze segnate, che per poco, si sfioreranno, e prenderanno ognuna, dall’altra qualcosa, nel bene, o nel male. Miale restituisce l’intensa umanità del personaggio di Ruccello, lo fa con mano sicura, presenta e racconta, valorizzando al massimo ogni minimo aspetto di un testo, assolutamente inarrivabile.