Un aneddoto raccontato da Carlo Verdone, una partita di beneficenza finita anche in video e alcune dichiarazioni d’epoca raccontano il legame tra due miti di Napoli negli anni ’80
Ci sono incontri che raccontano un’epoca meglio di qualsiasi cronaca ufficiale. Uno di questi porta la firma di Carlo Verdone, che in un’intervista rilasciata in occasione del ritorno al cinema della versione restaurata di “Un sacco bello” ha raccontato un episodio avvenuto a casa di Massimo Troisi: “Un’altra volta vado a casa sua, apro la porta e mi trovo Maradona seduto, che aspettava il caffè. Mi inchinai quasi per istinto. E Maradona mi disse che aveva visto un mio film e si era divertito”. Un piccolo frammento di vita quotidiana che racconta, meglio di tante analisi, quanto stretto fosse il legame tra due dei miti più amati della Napoli degli anni ’80: uno con il pallone, l’altro con la macchina da presa.
Due linguaggi diversi, la stessa città
Il rapporto tra Troisi e Maradona non nasce da un incontro isolato, ma da una stima reciproca costruita nel tempo, alimentata dalla passione condivisa per Napoli. In un’intervista d’epoca, alla domanda se conoscesse Troisi, Maradona rispose senza esitazioni: “Certo, conosco a memoria le battute di tutti i suoi film, è veramente forte”. Una dichiarazione che sorprende ancora oggi, perché racconta un campione capace di ammirare sinceramente un artista lontano dal proprio mondo, senza la retorica delle dichiarazioni di circostanza. Troisi, dal canto suo, quando gli fu chiesto se avrebbe giocato a calcio con Diego, rispose con la sua ironia inconfondibile: “Se lui fa i film, sì” — una battuta che ribalta i ruoli e mette sullo stesso piano due mestieri apparentemente incomparabili.
In campo insieme: la partita di beneficenza che resta in video
La stima reciproca tra i due non restò confinata alle dichiarazioni: Troisi e Maradona si ritrovarono anche in campo insieme, in occasione di una partita di beneficenza allo Stadio San Paolo, di cui sopravvive ancora oggi un video che circola tra gli appassionati e continua a essere condiviso online. Le immagini mostrano un momento di leggerezza condivisa tra i due protagonisti, con Maradona nelle vesti di fuoriclasse anche fuori dal contesto ufficiale del campionato e Troisi a godersi da vicino, per una volta da protagonista e non solo da spettatore, il campo che tanto amava. Sono proprio eventi come questo — le partite di beneficenza che negli anni ’80 vedevano scendere in campo calciatori, attori e personaggi dello spettacolo napoletano — a restituire il clima di un’epoca in cui i confini tra mondo dello sport e mondo dello spettacolo a Napoli erano quasi inesistenti.
Un tifoso che andava allo stadio solo per lui
Troisi non era un frequentatore abituale dello stadio, ma per Maradona faceva un’eccezione. Lo racconta lui stesso in una dichiarazione d’epoca: “Non vado spesso allo stadio ultimamente – ma a vedere Maradona contro la Lazio ci sono stato”. Una frase che dice molto di come il fuoriclasse argentino fosse diventato, per Troisi come per migliaia di napoletani, un’attrazione capace di smuovere anche chi normalmente restava lontano dagli stadi. Chi gli è stato vicino ha raccontato che Troisi si illuminasse ogni volta che vedeva Maradona, tempestandolo di domande e scambiando ricordi con lui: un entusiasmo quasi fanciullesco, lo stesso che l’attore metteva nei suoi film quando raccontava le piccole cose della vita napoletana.
Una passione frenata dalla malattia
Dietro l’ammirazione per Maradona c’era anche un rimpianto personale di Troisi: la sua grande passione per il calcio, giocato per lo più in partite di beneficenza come quella allo stadio San Paolo, fu sempre limitata dalla malattia cardiaca che lo accompagnò per gran parte della vita adulta, fino alla morte prematura nel 1994. Un dettaglio che aggiunge una sfumatura malinconica al suo rapporto con Maradona: ammirare da vicino chi il calcio lo viveva al massimo livello possibile, mentre la propria salute gli imponeva limiti che l’ironia sul palco e sullo schermo non potevano cancellare.
Due miti che si sono scelti a vicenda
Quello che resta, a distanza di decenni, è l’immagine di due protagonisti assoluti della cultura popolare napoletana che si sono riconosciuti e stimati reciprocamente, ciascuno nel proprio campo, arrivando persino a condividere lo stesso campo da gioco per una buona causa. Non stupisce che gli aneddoti su di loro — e quel video della partita di beneficenza — continuino a circolare e a commuovere: raccontano un momento in cui il cinema e il calcio, la risata e il gol, sembravano parlare la stessa lingua, quella di una città che in quegli anni trovava nei suoi due figli più amati la propria voce più autentica.
