Nel weekend del 29 e 30 novembre, al Teatro Instabile, nel cuore pulsante di Napoli, tra turisti, luci e vocìo, è andato in scena lo spettacolo “Cari bambini”: un’ opera di coraggio e amore.
Il corpo in rivolta contro il silenzio. Un unico atto di teatro danza scritto, diretto e interpretato da Salvatore Cataldo, danzatore, attore, artista poliedrico. Un racconto, con tante sfaccettature, citazioni e aspetti della, sempre viva, questione Palestinese.
Sulla scena Salvatore non risparmia nulla :ogni respiro è un flusso continuo di energia, provocazione, stimolo ed emozione. Un unico atto dove, come in flusso di coscienza, danza, recita, fa ridere, commuovere e pensare.
La Palestina è lì, nei suoi movimenti, nelle sue parole. La Palestina, abusata, martoriata, è nello spettacolo senza essere mai nominata. Saccheggiata, vandalizzata da chi, con una danza di supremazia, mette radici, si trasforma in albero, per diventare bosco, per diventare comunità, schiacciante.
E la parola pace, Shalom, si svuota di ogni significato. Una scena scarna, fatta di scatoloni, vuoti ma pieni di propositi, di parole e messaggi che diventano città, palazzi distrutti, ambientazioni per giochi di potere, cattedra di indottrinamento.
Nascondono e rivelano la storia, sono strumento per raccontare con sarcasmo il ruolo “passivo” degli Stati che si professano fautori della libertà e dell’armonia ma che , in realtà, partecipano da lontano a questo crudele gioco di potere. L’occidente che fa prigioniero l’Oriente ma parla, al mondo, di grandi e liberi ideali.
“Cari bambini” mette in scena, attraverso il corpo e la voce di Salvatore, la cruda realtà di compravendita. Svendersi al miglior, e piú forte, offerente. Banalizzare la propria cultura, spettacolarizzare le tradizioni, per un unico, enorme, “Dio” : il denaro.
Dare in pasto la purezza delle nuove generazioni, vicine e lontane, a cosa può condurre?Ridurre ad una leggera favoletta la storia cosa insegna ai nostri cari bambini? Che ruolo avranno le donne e gli uomini di domani dopo essere stati anestetizzati dagli avvenimenti del passato e rassicurati da labili parole di pace e giustizia nel mondo?
Le voci di dentro vanno ascoltate, la cupezza delle azioni e della realtà presa in considerazione. In un unico filo conduttore, Salvatore, incarna la vittima e il carnefice, la spensieratezza e la cruda realtà, il burattinaio di turno e la sua marionetta; in un gioco sempre vivo tra ciò che vediamo e i pensieri più nascosti.
“Cari bambini” va in scena da due anni, ha toccato e commosso decine di città in tutta Europa e nel mondo arabo. Vedere questo spettacolo è un piccolo atto rivoluzionario.
Ci racconta i suoi incubi, i pensieri che lo attraversano, ci lascia ascoltare il suo privato, messaggi vocali di chi le bombe le vive sulla propria pelle, ci fa abbracciare e condividere il suo dolore e sentire l’impotenza di chi vorrebbe poter fare qualcosa.
Il pubblico è rapito, commosso, arrabbiato. Sente e soffre le sue stesse emozioni, si lascia portare dal movimento, vive lo spettacolo come in un sogno che entra in un incubo e ritorna al sogno e così all’infinito.
Il pubblico diventa una sola energia, pronto ad abbracciare, commosso, decine di teli bianchi. Un abbraccio che è espiazione, quei cari bambini sono i bambini di tutti. E mentre a Gaza si muore, altrove, la vita è bella.
di Ilenia Borrelli
